Segui la Legge, non la persona
Nichiren Daishonin non fondò la sua pratica su se stesso, né chiese mai di essere venerato. Egli recitava NAMU MYŌHŌ RENGE KYŌ, e non una formula abbreviata o adattata, come espressione diretta, totale e senza mediazioni della devozione alla Legge fondamentale del Sutra del Loto. Namu indica l’atto completo di affidamento e di offerta della propria vita alla Legge; privarlo o semplificarlo non è un dettaglio formale, ma una perdita di significato.
Nichiren insegnò con chiarezza che la Legge è il vero maestro, mentre la persona è solo un mezzo temporaneo. Quando la fede si sposta dalla Legge eterna alla figura di un individuo, anche se carismatico o celebrato, il Buddhismo entra inevitabilmente nella degenerazione. Laddove l’uomo viene posto al centro, la Legge viene oscurata.
Nella Soka Gakkai, questa inversione è divenuta sistemica. Pur dichiarando la centralità del Daimoku, l’organizzazione ha progressivamente svuotato il suo senso originario, separandolo dal contesto dottrinale, linguistico e storico in cui Nichiren recitava NAMU MYŌHŌ RENGE KYŌ come atto diretto di fede nel Sutra del Loto, e non come slogan identitario o strumento organizzativo.
Particolarmente significativa è la questione del Gohonzon. L’attuale Gohonzon in uso nella Soka Gakkai è una versione rimaneggiata e incompleta di un Gohonzon iscritto dal patriarca Nichikan, elevato arbitrariamente a standard esclusivo. Ciò avviene nonostante siano disponibili Gohonzon iscritti direttamente da Nichiren Daishonin, che rappresentano la fonte originaria e non mediata della trasmissione della Legge. Questa scelta non è neutra: essa sposta l’asse dell’autorità dalla Legge originale all’istituzione che ne controlla l’accesso.
Nichiren ammonisce che quando il supporto della fede viene manipolato o monopolizzato, la pratica perde la sua funzione liberatoria e diventa strumento di dominio. In questo modo, la Soka Gakkai si è progressivamente trasformata da comunità di praticanti a comunità di consumatori, non più unita dalla fede nella Legge eterna, ma legata all’“eterno prodotto Ikeda”, riproposto incessantemente attraverso scritti, eventi, celebrazioni e narrazioni autoreferenziali.
Daisaku Ikeda è stato costruito come maestro assoluto mediante una propaganda continua, verticale e orizzontale, che ha saturato ogni livello della vita organizzativa. In questo processo, lo spirito dell’offerta è stato abusato e ridotto a strumento di pressione morale, mentre la relazione maestro-discepolo, che in Nichiren è relazione con la Legge e non con l’ego di un individuo, è stata distorta fino a diventare vincolo di fedeltà personale. Così, un imprenditore e stratega di potere è stato presentato come guida spirituale, mentre l’insegnamento veniva piegato a interessi mondani.
Nichiren scrive che «anche se si recita il nome del Sutra del Loto, se il cuore devia dalla Legge corretta, la pratica è vuota». La degenerazione della Soka Gakkai non è quindi casuale, ma la conseguenza inevitabile dell’aver sostituito NAMU MYŌHŌ RENGE KYŌ come lo recitava Nichiren con una pratica ridotta, istituzionalizzata e subordinata al culto della persona.
Seguire la Legge significa tornare a NAMU MYŌHŌ RENGE KYŌ, basarsi sul Sutra del Loto, sui Gosho e su un Gohonzon non manipolato dal potere organizzativo. Significa rifiutare l’idolatria dell’uomo, anche quando è mascherata da devozione, e riconoscere che dove la persona viene prima della Legge, il Buddhismo è già stato tradito.
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